lunedì 13 novembre 2017

KILL YOUR (CRIMSON) IDOLS // W.A.S.P. LIVE ALL'ESTRAGON DI BOLOGNA 08-11-2017 - TESTO E VIDEO DI LJUBO UNGHERELLI




Se in gioventù vi siete sentiti “ragazzi invisibili”, incompresi dal mondo a partire dalle quattro mura domestiche, alla disperata ricerca di una rivalsa che mostrasse a tutti che c’era del buono persino in voi, “The crimson idol” è quel genere di disco nel quale è possibile trovare conforto. Pubblicato nel 1992 sotto la sigla W.A.S.P, il cui unico titolare, allora come oggi, era Blackie Lawless (che d’ora innanzi per amor di semplificazione chiameremo “Bill”), “The crimson idol” è una rock opera nella quale si dipanano le vicissitudini di Jonathan, alter ego dello stesso “Bill”, adolescente in rotta con i genitori che fugge di casa e dopo un periodo da sbandato diventa un’affermata rockstar, quell’idolo armato di una chitarra color cremisi del titolo. 



Giustamente riconosciuto come l’apice della discografia di “Bill”, “The crimson idol” aveva già beneficiato di celebrazioni concertistiche, l’ultima nel 2012, allorché ne veniva riproposta un’ampia sezione all’interno del tour intrapreso in occasione dei trent’anni di carriera della band. Il 2017 segna invece il venticinquesimo anniversario della pubblicazione e il tour denominato “Re–Idolized” riporta per l’appunto in scena l’album nella sua interezza in un affascinante evento multimediale, una sorta di sonorizzazione in presa diretta del film che ne narra la storia. La data in programma all’Estragon di Bologna l’8 novembre è il prevedibile ritrovo di rocker in là con gli anni e in quantità non oceanica ma comunque atta a garantire un decente colpo d’occhio. 


Da segnalare la defezione dei finlandesi Beast In Black, designati ad aprire il tour europeo ma ben presto insofferenti al mobbing attuato dall’entourage di “Bill” tanto da abbandonare il carrozzone, lasciando campo libero ai navigati Rain, pressoché onnipresenti nei concerti hard rock e metal in territorio felsineo. Inutile girare il coltello nella piaga, essendo risaputa l’indole poco amichevole di “Bill” e soci verso i gruppi con cui dividono il cartellone. Come dimenticare il disastroso tour in coheadlining W.A.S.P.–Motörhead del 1997, abortito dopo che, al culmine di una pletora di sabotaggi ai danni del trio inglese, fu “Bill” in persona a tendere un agguato al povero Lemmy, facendolo entrare in un giro di schiaffi non indifferente. 


Calando un velo pietoso su queste bassezze extramusicali, e mandata in archivio la performance, solida e di mestiere, dei Rain, intorno alle ventuno e venticinque è tempo di ascoltare e vedere “The crimson idol”. Dall’inizio alla fine. Senza pause. Giusto dei fugaci interludi stralciati da “The story of Jonathan”, lungo spoken word nel quale “Bill” narra la sinossi del suo concept album e che, pubblicato all’epoca come b-side, fu incluso in una bella ristampa in doppio cd uscita a fine anni Novanta. Tutto è studiato nei minimi dettagli, e le canzoni procedono in sincrono con le immagini sui tre schermi alle spalle dei musicisti. Come di prassi, ampio è il ricorso a parti preregistrate, soprattutto nei controcanti; per il resto, la prestazione del quartetto è efficace e fedele al lavoro originale. Il quale era a propria volta entusiasmante, e qui sta il sunto della questione: al di là del racconto, vibrante e toccante, dell’ascesa e della caduta dell’idolo color cremisi, “The crimson idol” è un disco di grandi canzoni che esplodono in tutta la loro intensità addosso ai presenti. “The titanic overture” è un perfetto biglietto da visita. Dopo di che, robusti numeri hard rock d’assalto (“The invisible boy”, “Arena of pleasure”, “Doctor Rockter”, “I am one”) si alternano a profonde power ballad elettroacustiche (“The gipsy meets the boy”, “Hold on to my heart”). Menzione a parte per due brani che sono ormai dei classici del canzoniere di “Bill” e fanno storia a sé ben oltre la posizione che occupano nell’album: la dirompente cavalcata “Chainsaw Charlie” e la struggente “The idol”, che per chi scrive ha rappresentato, proprio nel 1992, l’incontro con quella musica così potente e al contempo drammatica, nonché enormemente distante dallo sfrenato hair metal che a metà anni Ottanta aveva portato in auge il gruppo. 


Detto della strana condotta sul palco di “Bill”, che quando non intento a cantare si rintana sistematicamente di fianco alla pedana della batteria, dando la schiena al pubblico, e di un breve bis che comprende tre ovvie hit (“L.O.V.E. machine”, “Wild child” e “I wanna be somebody”) più l’imbarazzante title–track del recente “Golgotha” (2015), ribattezzabile “The show must go–(on)–lgotha” stante il pedissequo plagio della canzone dei Queen, il fulcro rimane “The crimson idol”. L’operazione, filologicamente ineccepibile per quanto si possa discutere allo sfinimento su questioni “etiche” o artistiche, si chiude sulle maestose note della suite “The great misconceptions of me”, resa dei conti di Jonathan con i propri demoni interiori, che fama e gloria, sesso e soldi, droga e alcol non hanno scacciato. Il manager minaccia di piantarlo in asso se non si dà una ripulita, il discografico dopo averlo spolpato non avrà problemi a rimpiazzarlo con un nuovo idolo da dare in pasto alle masse, e soprattutto, la tanto agognata approvazione dei genitori non è mai arrivata; tenta con loro un’estrema riconciliazione: la madre gli riappende il telefono in faccia. Rinchiuso nella sua dorata prigione, Jonathan prepara un cappio con le sei corde della sua chitarra color cremisi. L’idolo non esiste più, forse non c’è mai stato, era solo un impostore. I titoli di apertura di tutti i notiziari parlano del suo suicidio.
“Long live, long live, long live the King of Mercy”

Testo, foto e video di Ljubo Ungherelli


domenica 12 novembre 2017

RIASCOLTA (E GUARDA) LA RAPPRESENTANTE DI LISTA A RISERVA INDIE PER INTERVISTA E MINILIVE // GALLERY DI SAMUEL FAVA


Ecco la gallery, a cura di Samuel Fava, e lo streaming, in coda al post sul player di Mixcloud, della puntata di Riserva Indie del 1 Maggio 2017 con La Rappresentante di Lista, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Marta Cannuscio e Erika Lucchesi, nei nostri studi per presentare i brani di "Bu Bu Sad live", testimonianza sonora di un lungo tour in tutta Italia, e suonare un minilive ("Bora Bora" e "Guardateci tutti") nei nostri studi. La band, dopo una grande estata culminata con l'esibizione allo Sziget Festival e la partecipazione, con "Risalendo", alla riedizione di "Tregua" di Cristina Donà, è attualmente in studio per preparare il nuovo album.


Erika


Qui sotto la splendida cover di "E la luna bussò" di Loredana Bertè registrata al Locomotiv Club di Bologna

 

Enrico


Marta


Dario


Le prossime date del "Bu Bu Sad Tour 2017"


La Rappresentante di Lista è una band nata nel 2011 dall’incontro tra Veronica Lucchesi (voce, percussioni e strumenti-giocattolo) e Dario Mangiaracina (guitalele, chitarra, fisarmonica, sassofono e voce). Lui palermitano, lei toscana, entrambi attori teatrali, scrivono a quattro mani testi e melodie. L'anno successivo alla formazione, la band inizia una lunga serie di concerti in giro per l'Italia. Nel 2013 la Rappresentante di Lista vince Arezzo Wave Sicilia ed è "fiore all'occhiello" del premio nazionale. È del 2014 invece la candidatura alle targhe Tenco - miglior disco d’esordio - e la partecipazione alle finali del festival Musicultura. Nel marzo 2014 esce il loro primo album "(Per la) via di casa" per l’etichetta bolognese Garrincha dischi. Il disco, prodotto con Roberto Cammarata (Waines, Omosumo), vede al suo interno diverse collaborazioni: Banda alle Ciance, Simona Norato, Antonio Di Martino, Serena Ganci (Iotatòla), Angelo Di Mino. "(Per la) via di casa" (ora in ristampa) gira l'Italia con centinaia di concerti in teatri, club, appartamenti, terrazze, cortili, automobili e strade, tra queste il Ferrara Buskers dell'agosto 2014. Nel giugno 2015 esce "Invisibilmente", primo 45 giri estratto dal nuovo disco, in uscita sempre per Garrincha dischi. A settembre Veronica è nominata miglior voce femminile della scena indie dal MEI - Meeting delle Etichette Indipendenti. Nel 2015 LRDL è tra i 60 finalisti di Sanremo Giovani con il singolo "Apriti Cielo!". A Dicembre dello stesso anno esce "Bu Bu Sad" (candidato alle "Targhe Tenco" come miglior disco dell'anno). Ospiti di diverse trasmissioni radio (Zazà su Radio Rai Tre, Casa Bertallot, Minisonica su Radio Popolare) con il secondo disco (recensito da riviste e webzine specializzate - Rumore, Buscadero, Internazionale, Rockit...) Veronica e Dario aka La Rappresentante di Lista raggiungono un buon riscontro dalla critica e un ottimo successo di pubblico. Dalla primavera del 2015 si uniscono alla band Enrico Lupi (tromba, pianoforte e synth) e Marta Cannuscio (batteria e voce), rispettivamente provenienti da Urbino e Palermo. L'ultima uscita della band è "Bu Bu Sad live", dieci brani registrati in dieci tappe del lungo tour di BU BU SAD e contiente tutte le 8 tracce dell'album in studio, una b-sides ed un loro grande classico, quello che dà il nome alla band.


Veronica



Foto di "Riserva" con La Rappresentante di Lista


Clicca play sul lettore di Mixcloud qui sotto per riascoltare La Rappresentante di Lista a Riserva Indie

giovedì 9 novembre 2017

UN ANTIDOTO CONTRO LA BANALITÀ // SCOPRI GLI APPUNTAMENTI DI NOVEMBRE AL GANZ OF BICCHIO DI VIAREGGIO


Continua la politica dei live di qualità al Ganz of Bicchio di Viareggio, in Via Fosso Matelli 1, con una fitta programmazione di eventi con artisti provenienti da tutta Europa (e non solo). Tra gli appuntamenti previsti nel mese di Novembre, che trovate nella locandina in coda al post, anche i Solki (foto sopra) e Eugenio Rodondi, che abbiamo ospitato a Riserva Indie nella scorsa stagione. Come sempre l'invito è quello di sostenere attivamente, e nei limiti del possibile anche economicamente, le (poche) realtà che tra mille problemi permettono a band e artisti di "circuitare" per tenere in vita quella scena musicale indipendente troppo spesso sacrificata all'altare del solito banale (e spesso anche un po' idiota) dj set 70-80-90-e chi più e ha più ne metta.

mercoledì 8 novembre 2017

MA CHI SONO THEGIORNALISTI? 40 "INSULTI" PER 40 BAND DELLA SCENA INDIE // TESTO DI MARTY IN THE SKY



Al loro segnale, scatenate l'inferno!!! I "TheGiornalisti" hanno creato scompiglio tra le indie band. Rolling Stone ha raggruppato i 40 insulti più divertenti che la band negli ultimi tempi ha riservato ai protagonisti della scena indie italiana tramite la propria pagina Facebook.

Non hanno risparmiato nessuno, ci sono tutti, ovviamente lo hanno fatto in modo scherzoso e autoironico (visto il punto 40). Ma siamo sicuri che nessuno se la prenderà? Intanto noi ci facciamo una bella risata.

1_ Gli Aucan sono un supermercato
2_I Cani c’hanno l’unico frontman che ai concerti non scopa
3_Colapesce sembra Arnold un pò più brutto e più basso, ha la faccia da vittima e sembra un profugo
4_Gli Offlaga sono impresentabili e non possono salire sul palco
5_Dente ammorba pure sua madre
6_Brunori davanti allo specchio si chiama Rino
7_Agnelli scrive delle canzoni così brutte che deve cambiare pettinatura ogni 2 mesi per far parlare di sè.
8_I Verdena a scuola sono andati allo zoo di bergamo e il loro insegnante scimpanzè li ha cacciati via
9_Dimartino sembra sempre a un passo dalla fossa
10_I Criminal Jockers sono uguali agli Zen Circus e gli Zen Circus sono uguali al nulla, al vuoto, a una pantofola di un pensionato di Lucca, alla mutanda di un contadino della maremma.
11_I Bud Spencer quando lasciano il raccordo si portano il traduttore
12_L’Officina è come la peste, che Dio ce ne scanzi!
13_L’Orso. Chi?
14_ I Gazebo Penguins sono dei boscaioli frustrati che hanno il mito della città, quando sapevano di suonare al piper ci sono venuti correndo tagliando per le foreste, non conoscendo nè cos’è una macchina nè un’autostrada.
15_Maria Antonietta ha solo voglia di una cosa e non è sicuramente la musica o la chitarra.
16_Capovilla ha un culo in bocca.
17_I Nobraino sono un fake totale, vogliono imitare Elio e le storie tese, ma non sanno come si prende un do maggiore.
18_ I mgmt del dolore post operatorio seguono la scia, la scia di uno che si è appena cagato sotto.
19_ I Drink To me? Prova a bere con me e poi vediamo chi resta in piedi. Pisellini.
20_Il Triangolo è un gruppo noiosissimo, e il loro cantante come secondo lavoro fa il forno in una pizzeria, quando apre la bocca fa paura.
21_Non ha senso parlare dei A Toys Orchestra
22_Nessuno può ricordarsi una canzone dei tre allegri ragazzi morti. Ti puoi immaginare uno che mentre fa la doccia fischietta una canzone dei tre allegri?? E’ impossibile.
23_Gli Amor Fou hanno bisogno di reinventarsi sempre perchè ogni disco è un buco nell’acqua.
24_Bugo è passato dall’essere figo a essere Biagio Antonacci nel giro di poco tempo.
25_I Pan del Diavolo chi cazzo li conosce!
26_Solo un pirla come Gianluca De Rubertis avrebbe potuto lasciare sola quella fica di Alessandra Contini.
27_Carnesi senza quei capelli sarebbe un brutto qualsiasi, con quei capelli invece è uno brutto con dei capelli brutti.
28_Le luci della centrale elettrica ha creato una generazione di mostri analfabeti, ha spinto gruppi di tredicenni a scrivere musica senza che sappiano prima parlare, le luci sono il male.
29_Gli ex-otago hanno fallito su tutta la linea.
30_ A roma ci sono miriadi di gruppetti sfigatissmi che ci auguriamo per la loro autostima che non vengano mai fuori.
31_ allo Stato Sociale je puzza er culo perchè non se lavano
32_Benvegnù è più vecchio di Paolo Conte ma a differenza di Paolo Conte non guadagna un cazzo
33_Edipo ha ucciso il padre e si è fatto la madre
34_Ronin e Amari non sappiamo chi cazzo siano ma sicuramente faranno della musica di merda
35_Gli Egokid sono pelati e non possono essere una pop band
36_Bianconi non si lava i capelli da quando è nato e c’ha ancora i pidocchi. Rachele sembra Cassano.
37_I ministri vogliono puzzare a tutti i costi ma sono dei miliardari di Brera
38_I Morti sui Tubi farebbero meglio a cambiare mestiere
39_Non Voglio Che Clara…e allora chi cazzo vuoi?
40_ I The Giornalisti sono dei rosiconi che si credono meglio dei Beatles ma in realtà sono al loro stesso livello.


Dopo aver letto più volte la lista e aver riso parecchio mi sono chiesta: “Ma chi sono i TheGiornalisti?".

Ottima trovata pubblicitaria, li conoscevo appena, sono qui ad aumentare la loro notorietà ma effettivamente una critica devo farla a questi ragazzi: in un momento in cui si vendono pochi cd, invece di trovare scappatoie per diventare più popolari, concentratevi sulla musica, impegnatevi a cercare qualcosa di nuovo e soprattutto di buono invece di perdere tempo ad insultare e denigrare altre band.


LESS TALK MORE MUSIC, diciamo..


             
Ps : Ripubblichiamo questo articolo postato 5 anni fa perché un po' di sana ironia di fronte a questo gruppo, troppo spesso identificato col male assoluto, non guasta mai.



martedì 7 novembre 2017

I WIRE OMAGGIATI DA 19 BAND // ASCOLTA E SCARICA IN FREE DOWNLOAD LA NUOVA COMPILATION DI THE BLOG THAT CELEBRATES ITSELF


I Wire sono tra le band che hanno ridefinito il concetto di punk e post punk, e dopo oltre quarant'anni di carriera vengono omaggiati da 19 gruppi in una compilation, "Single K.O.", curata dal grande Renato Malizia e proposta su The Blog That Celebrates Itself. In coda al post lo streaming integrale della raccolta sul player di Bandcamp con la possibilità di scaricare il tutto in free download. Tra gli artisti coinvolti nel progetto anche i romani Weird. che potete riascoltare in un'intervista a Riserva Indie del 2015 cliccando qui. Nel player di YouTube i Wire nel Morning Show di Kexp lo scorso Maggio.



Qui sotto streaming e free download di "Single K.O."

lunedì 6 novembre 2017

"BRAVI I QUEENS OF THE STONE AGE, SE SI PUTESSERO SENTÌ" - IL "VILLAINS TOUR" ALLA UNIPOL ARENA DI BOLOGNA // TESTO DI MAURIZIO



Unica data italiana alla Unipol Arena per i Queens of the Stone Age e il loro "Villains Tour" che in questi giorni ha la sua appendice europea prima di tornare in America. Introduzione doverosa per la location che, nonostante il sold out, ha dimostrato un'organizzazione impeccabile sia per quanto riguarda la gestione dell'ordine pubblico sia per tutto ciò che ruota attorno a un evento del genere (informazioni del personale, accessibilità alla struttura...). Davvero una bella macchina organizzativa e non me ne vogliano i fans di Bruno Mars che qualche mese fa hanno riempito Tripadvisor di critiche per quello che veniva descritto più come un girone dantesco che come un'arena da eventi nella zona commerciale di Bologna. Ma di certi bamboccioni e dei loro capricci ci siamo già occupati sulle pagine di questo blog. Un concerto però vive soprattutto di suoni, e in questo la Unipol Arena, come la maggior parte dei palazzetti e "Forum" italiani, mostra le proprie debolezze. Praticamente impossibile dalle tribune distinguere i suoni durante l'opening act dei volenterosi Broncho, un po' meglio le cose con i Queens of The Stone Age, complice il fatto di conoscere i brani e l'utilizzo dell'impianto a pieno regime. Quasi due ore di concerto per la band capitanata da Josh Homme che ha aperto le danze con "If i had a tail", tratta da "...Like Clockwork", quindi "Monsters in the Parasol", terzo singolo da "Rated R", e "My god is the Sun".



Poi arrivano i primi brani da "Villains" ("Feet don't fail me" e il "ruffianetto" "The way you used to do") e il momento di liberare le danze in platea con la doppietta "Millionaire" e, accompagnata da un coro liberatorio, una versione lunghissima di "No one knows" con virtuosistico assolo di Jon Theodore (non propriamente l'ultimo arrivato) alla batteria. Inutile dire che i brani escono come perfetti muri del suono con il solo limite di "liberarsi" in uno spazio più adatto a Cesare Cremonini e Jovanotti che a "rock e i suoi fratelli", ma questo passa il convento. Tra un brano e l'altro, prove di comunicazione tra band e pubblico in cui si possono cogliere diversi "fuck", un paio di "motherfucker" e un invito a qualcuno delle prime file a mettere le "fingers in your ass", oltre a dichiarazioni d'amore tipiche di "Un americano a Roma" (in questo caso a Bologna) come l'intramontabile "I love you Italy". Seconda parte del concerto con, tra le altre, "I sat by the Ocean", una meravigliosa "Make it wit Chu", poco "supportata" dal pubblico, "Little sister". Chiusura, prima dei bis, con l'imprescindibile cavalcata "Go with the Flow". Inutile e forse banale dire che non ci sono sbavature e ognuno sul palco fa il proprio compito senza eccessi o inutili esibizionismi. A fine concerto un'amica musicista mi dirà che gruppi come questi sono sempre "una bella scuola". Impossibile restare impassibili di fronte al brano per eccellenza della band, che chiude l'esibizione: "A Song for the Dead". Sette minuti di delirio collettivo e, finalmente, pogo libero sotto il palco. Un concerto che cancella i dubbi legati alla consistenza dei brani di "Villains" e conferma, se ancora ce ne fosse il bisogno, la qualità e il muro del suono dei Queens of The Stone Age, nella speranza di poterli rivedere presto in una location che sappia accarezzare la loro musica e non prenderla a sberle.