domenica 28 agosto 2016

ULTIMO TOUR SULLA LUNA - THE DIRECTOR'S CUT // ON LINE LA VERSIONE INTEGRALE DEL ROMANZO DI LJUBO UNGHERELLI


Dopo averci regalato il suo ultimo romanzo ,un capitolo a settimana sul blog di Riserva Indie da Febbraio a Marzo, torna Ljubo Ungherelli con la "director's cut" di "Ultimo Tour sulla Luna", in versione integrale senza censura e in free download sul suo sito www.ljuboungherelli.it .La storia di Guy e Vicni,in arte 2 Dualità, e del loro tour  in giro per l'Italia finanziato dai fans con una campagna di crowdfunding è un piccolo spaccato della scena indie italiana e,soprattutto,di molte delle sue problematiche.Sul player di mixcloud, l'intervista a Riserva Indie per presentare il romanzo.



Qui sotto invece la bio di Ljubo con tutti i romanzi che potete scaricare in free download direttamente dal suo sito


Ljubo Ungherelli nasce a Firenze nel 1979. Nel 1995 decide di diventare scrittore. Negli anni successivi, i primi esperimenti: la raccolta "Scritti post vitam" (1996) e il pamphlet "Luoghi non comuni" (2000). All'inizio del terzo millennio, la svolta: crea il genere letterario denominato "periferia esistenziale", caratterizzato da una prosa intrisa di tormenti interiori, angosciose lotte contro i fantasmi del passato, desolazione dell'animo e degli scenari suburbani, ma solcata da una vena surreale e talvolta demenziale che stempera il lancinante "Scream of consciousness" dei personaggi. Del novembre 2001 è il romanzo "Focolaio del treno", cui fanno seguito la raccolta "Cacciatori di betoniere" e i romanzi "Quarto foglio protocollo" e "GT {Galvanoterapia}" (luglio, ottobre e dicembre 2002). Il mondo editoriale fa orecchie da mercante, tanto da indurre il non ancora ventiquattrenne scrittore alla resa. 2004: ripresa delle attività. Vedono la luce otto romanzi: "Dall'altro verso il baratro", "Posta da filmare" (febbraio e ottobre 2004), "I fuoriquota - Di nuovo verso il baratro" (2005), "Conversione da coin-op", "Galvanoterapia" (febbraio e settembre 2006), "Benvenuti nella chiesa del rumore", "Figure gemellari verso l'altro" (gennaio e maggio 2007) e "Ali bye bye" (2008) sono lavori originali che spaziano sulle più svariate coordinate, toccando vette di eccellenza. Il mondo editoriale persevera a sbattere la porta in faccia a colui che non esita a definirsi "più grande scrittore vivente". 2011: su questo sito vengono ristampate le opere del periodo 2001-2008, liberamente scaricabili. 2012: dopo quattro anni di silenzio, il ritorno. Sette i romanzi pubblicati in questa nuova fase: "Posta da far male", "Galvanoterapia in quattro quarti" (settembre e dicembre 2012), "bombe al nepal missili all'india", "Funzione linguistica avanzata" (aprile e ottobre 2013), "La morte è come sempre" (2014), "Ieri eravamo vivi" (2015) e "Ultimo tour sulla Luna" (2016). Il distacco dalle tematiche proprie della periferia esistenziale è drastico. Le opere degli anni Dieci sono viceversa all'insegna di un "caleidoscopio dell'assurdo" che accentua ulteriormente la volontà di evoluzione in un percorso artistico che non conosce cedimenti né passi indietro.

sabato 27 agosto 2016

TORNA HOME FESTIVAL CON EDITORS,MINISTRI,TEATRO DEGLI ORRORI E TANTO ALTRO ( E NOI CI SAREMO..) // TESTO DI SAMUEL FAVA


Nato nel 2010 per iniziativa dell'HOME, un coraggioso locale alle porte di Treviso che da anni propone ottima musica live, Home Festival è diventato in pochi anni uno dei maggiori e prestigiosi festival in ambito rock (nelle sue mille forme) in Italia e in Europa. Nel Belpaese solo Pistoia Blues e Lucca Summer possono vantare numeri simili, seppur con formule diverse (più date e meno artisti). Se vogliamo semplificare HF è il nostro SZIGET, ma rispetto all'evento ungherese qui siamo relativamente a due passi : Treviso si trova nel cuore del Veneto, è facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, i costi sono abbordabili e la scaletta proposta è di livello internazionale, pur dando parecchio spazio anche alle band più interessanti del nostro panorama musicale.



Qualche numero? 8 (OTTO!) palchi, un tendone da discoteca, un play village per i più piccoli e 500 posti tenda...e quattro giorni di musica, in realtà 5 considerando l'esplosiva anteprima del 31 agosto, per un totale di circa 160 shows!
Qualche nome? si parte (non ufficalmente) mercoledi con i gruppi punk rock veneti, DEROZER su tutti, ad ingresso gratuito.
Partenza vera e propria giovedi, all'insegna della musica INDIE con EDITORS, I MINISTRI, I CANI e molti altri.
Venerdi: vi dico solo PRODIGY e ALBOROSIE! se non vi bastano, in apertura TEATRO DEGLI ORRORI, APRES LA CLASSE e RUMATERA ecc.
Sabato: MARTIN GARRIX, EAGLES OF DEATH METAL, SALMO, FABRI FIBRA ma onestamente io andrei anche solo per il "nostro" IOSONOUNCANE!
Domenica: MAX GAZZE' e VINICIO CAPOSSELA i nomi noti ma da non perdere BE FOREST e LANDLORD! 



La domanda è: ad un appuntamento così importante poteva mancare RISERVA INDIE? Certo che no! Salvo imprevisti, Samuel sarà il nostro inviato sul campo e ci farà un piccolo reportage di quel che succede nella Marca Gioiosa et Amorosa, che per una settimana sarà la Capitale Europea della Musica!




Vi darei volentieri qualche info utile a livello pratico, ma per non sbagliare consultate il SITO UFFICIALE per tutti i dettagli!




PIOTTA,I TALENT E TANTO ALTRO // ECCO L'INTERVISTA DI FLAVIA A TOMMASO ZANELLO PRIMA DEL LIVE DI MASSA


Ecco l'intervista che Tommaso Zanello ha concesso a Riserva Indie in occasione del suo live al Theremin di Massa lo scorso 14 Novembre.



Il tuo nuovo disco è un po’ un’accusa contro i talent, che sembrano essere l’unica strada per arrivare al successo. Tu hai iniziato la carriera molti anni fa, quando i talent non c’erano ancora, come vivi questi cambiamenti? 
 Beh comunque Amici è del 2000, non è che ho cominciato tanto dopo, però sicuramente non c’erano, ma c’erano i centri sociali… Sarebbe come paragonare la cioccolata con altro. In realtà potrebbe essere vista come un’accusa – e in parte lo è – ma in parte come una difesa, nel senso che è preponderante la loro presenza, ma soprattutto quello che mi dà fastidio e sempre più fastidio è che mentre prima era relegata al pop, che ci può anche stare perché ha le sue sporche regole fatte a tavolino, negli anni si è andato ad allargare e a succhiare energie e potenziali talenti creativi dal rock, un po’ dal reggae, adesso anche dal rap e quindi ho pensato che invece fosse giusto prendere posizione in maniera netta, esprimere un giudizio e mettere i puntini sulle i. Sono tutti generi che secondo me possono passare in televisione, finire in televisione, ma mai nascere in televisione, perché ciò è alternativo, antagonista, che porta tanto contenuto o un modo di approcciarsi al sistema musica in maniera originale e fresca, perché magari fatta da persone che hanno quattordici, quindici anni, e hanno bisogno di un percorso lungo, di esperienze da fare però con la dovuta calma in modo che puoi divertirti, portare avanti la tua passione, testare le tue capacità, magari sei anche uno particolarmente timido e riservato e hai bisogno di spazi e di tempistiche che non sono quelle di un faro puntato in faccia e dello zoom di te che piangi, cioè quella lacrima ce l’hai pure però ce l’avrai nel tuo privato e diventa una canzone che emotivamente comunica tanto. È talmente forte invece la loro ingerenza, talmente falsa la loro mistificazione nel dire alle nuove generazioni “o venite da noi o non potrete mai avere successo” che ho pensato che invece era giusto dire no! non è così! è una falsità assoluta. E detto da uno che viene dagli anni ’90, si potrebbe dire “beh grazie, tu non potevi.” No perché Lo Stato Sociale non viene dagli anni ’90 e comunque ha un successo incredibile, i Kutso non vengono dagli anni ’90 e comunque hanno fatto un loro percorso, anche con cose nazional popolari come Sanremo, però in forma indipendente, anche Il Muro del canto che è un gruppo di Roma da paura che, seppur con fatica semina tanto e così potrei dirlo per tanti generi e tanti nomi.



Hai citato nomi con cui hai anche collaborato, le collaborazioni nascono anche tra generi completamente diversi, come appunto tu e Lo Stato Sociale, come nascono queste collaborazioni “particolari”?

Non c’è una metodologia unica, ognuno nasce con un percorso tutto suo, però ci sono degli elementi che ricorrono. Tutti i featuring che io faccio nei dischi altrui, o che ospito nei dischi miei, hanno come elemento comune che sono privi di pagamenti economici, che non è un dettaglio da poco, anzi, farlo con contratti, percentuali e compagnia potrebbe nascondere una non stima umana e artistica ma puro interesse commerciale, che non è che non si debba fare, in altri mondi e in altri reparti vige, perché prendi due icone pop, le metti insieme, si parlano i loro entourage e management e loro manco si vedranno mai. Invece in questo caso sono proprio passioni che nascono da percorsi diversi, anche età diverse a volte, però con medesimi attitudini, medesime passioni, anche quando si incontrano generi apparentemente diversi, poi una cosa bella della musica è che invece non ha confini, è degenerata per natura, secondo me, è la cosa più anarchica che c’è, riesce a fondere percorsi tanto differenti e a tracciarne, fosse anche per un solo momento, solo per quattro minuti, un binario in cui si fa un pezzo di strada assieme, perché appunto c’è un substrato comune. Non tutto deve essere uguale, però comunque c’è di fondo un approccio comune che è molto vero, è molto umano, non è di plastica, non è televisivo, non è dell’apparire, ma invece è dell’essere.



Parlando del Muro del canto, che è uno dei miei gruppi preferiti...

Da paura! Sono contentissimo che tu lo dica, stando a Carrara, perché come tanti gruppi romani da quando non ci sono più le grandi etichette a Roma hanno difficoltà a uscire in maniera forte da Roma o avere lo stesso seguito che hanno a Roma, però piano piano ci stanno riuscendo e sono contento di poter contribuire a fare da passaparola anche io.


…Dicevamo, nella canzone che hai fatto con loro che è Sette vizi capitale, secondo me la parte più bella sono le ultime strofe in cui dite “Poi alzi gli occhi, vedi Roma, e chi vive davvero questa città ritrova il senso di tutto e non se ne vuole più andare” quindi, con tutto quel che succede a Roma, che c’è stato a Parigi ieri, insomma, c’è la luce in fondo al tunnel? Sei un ottimista?

Nello specifico queste parole che citi le ha scritte Alessandro del Muro del canto. Detto questo, avendo fatto il pezzo insieme, ti posso dire senza ombra di dubbio che siamo, sia io che il Muro del canto, dei combattenti nati, per cui riconosciamo le difficoltà di Roma, ne prendiamo atto, però non facciamo né i vaghi né ci asteniamo dalla battaglia, cerchiamo di rimboccarci le maniche e sporcarci anche le mani se serve, logicamente ognuno nel suo campo, il nostro è quello musicale, collegato alle note o alle parole, quindi raccontiamo, come fosse una sorta di ritratto cinematografico, la Roma di oggi e cerchiamo di essere utili ad alcune cause sociali, come il MAAM che è questo posto occupato in cui abbiamo girato il videoclip, un ex fabbrica abbandonata di salumi Fiorucci abitata, e poi, per evitare lo sgombro, sono stati chiamati a raccolta 250 artisti, per un totale di 400 opere, da tutta Europa e Nord Africa, di non solo street art ma c’è molta street art, proprio per far sì che sia una sorta di barricata dell’arte, cioè non violenta ma – visto appunto anche i tempi che raccontavi di Parigi – invece in forma artistica e creativa poter contribuire a lasciare un segno netto che non sia solo artistico, ma anche sociale e politico. E noi lo facciamo con la musica.
 

Anche la tua etichetta promuove questa ottica…

La mia etichetta promuove questo, sì, e oltre ai miei dischi, produce anche ad esempio – e ti dico le cose più recenti perché sono anche tanti anni e ci sono parecchi artisti più noti come i Cor Veleno, Rancore, Truceboys, Brusco – gli Inna cantina, che fanno reggae e sono molto seguiti e riescono a suonare in buona parte d’Italia e anche un po’ fuori e continuano a macinare numeri importanti, per il rap Debbit, che è un ragazzo di Roma che fa freestyle e che ha appena vinto lo spit live di Mtv, quindi delle cose anche un po’ più mainstream, anche se è una vera e propria battle di freestyle, uscirà il disco a gennaio. Oppure i Black Beat Movement, un gruppo di Milano di cui uscirà il disco a gennaio che fa funk soul tutto suonato, sono musicisti da paura con Naima che canta. Per il rock invece Le Mura che è un power trio romano che segue Emiliano, il mio socio dell’etichetta e come io nel mio disco, nel mio percorso, cerco di fondere le cose che più amo,  per cui il rap con cui ho cominciato, il reggae che ho sempre ascoltato e che ho passato come dj e prodotto, fino al rock, così anche come etichetta cerco di dare spazio a questi tre filoni, in particolare poi logicamente al rap e al raggae perché sono i generi che più conosco e che più frequento come palchi quindi abbiamo tanti ragazzi giovani che ti portano la pennetta usb o ti mandano i link per ascoltare e vedere le loro cose.



E invece il fatto che, appunto, ci sono tanti ragazzini, molto giovani che si affacciano anche a questa realtà, come vedi l’attitudine a questo genere di musica, perché ci sono stati molti divismi in un certo modo di proporsi…

La mia idea è che, come nella vita, ogni cosa dovrebbe essere proporzionata alla sua età. Dei periodi della nostra vita consentono di fare delle cose in base alla visione che uno ha, per cui uno non pretende che un bambino di dieci anni abbia la visione di un quarantenne o un quarantenne una di un settantenne, se ancora fa musica, quindi alcuni casi sono patologici, tipo un trenta-quarantenne che ancora fa testi parlando di quanto scopa, del privé - e sarebbe facile capire di chi stiamo parlando - però è normale che lo faccia uno di quattordici anni perché è uno ancora un po’ insicuro ed è un modo per dire “sto crescendo, mi sto facendo uomo, mamma senti che testi scrivo e che vita faccio!”, anche se in realtà è un po’ più di fantasia che reale. Io ad esempio ho iniziato ad ascoltare rap a dodici-tredici anni ascoltando Jovanotti dei primi tempi, che non è certo il Lorenzo di oggi, come io non sono il Tommaso di ieri, ma questo non significa una battaglia del Tommaso quarantenne contro il Tommaso dodicenne. Era giusto per quei dodici anni, che io magari mettessi il collanone cercando di scimmiottare un po’ i miei idoli, però sono stati idoli che mi sono stati utili per capire che il rap non solo mi piaceva ma era anche un modo per esprimermi, poi iniziai a esprimermi a diciotto-vent’anni con dei testi più ironici, più a cazzeggio, perché sono anche figli di quell’età per poi, via via, evolvermi come persona e mettere questa evoluzione nei testi, non fare finta di fare sempre l’eterno ventenne, perché magari una cosa ha fatto successo e fare cassa sempre con quella perché poi diventa macchiettistico, invece mettere tu stesso per primo un punto e dire “ok ragazzi questa è una cosa che ho fatto ci tengo sono affezionato la faccio anche dal vivo, però poi il mio percorso va avanti anche musicalmente e nei contenuti ed è questo, ti piace di più sono contento, ti piace meno me ne farò una ragione, non ti piace lo capirai tra cinque anni perché nel frattempo anche tu cresci”, tante persone vanno e vengono, l’importante è che tu sai qual è il tuo obiettivo e lo persegui senza pietà, proprio avanti tutta. La musica, comunque, non ha un decalogo di regole giuste o sbagliate, l’importante è che tu sei il primo a essere orgoglioso di quello che stai facendo in quel momento, poi la gente in qualche modo questa cosa gli arriva. Vedo tante persone che non mi seguivano che invece adesso mi seguono con molto piacere, viceversa qualcuno che mi seguiva a cui le cose più dure magari piacciono meno perché era più legato a quelle più funk, solari. Altri invece sono proprio cresciuti insieme a me quindi hanno apprezzato tutta l’evoluzione Io non giudico nessuno, l’unico che posso giudicare è me stesso e per fortuna il giudizio che do è positivo musicalmente perché comunque mi sembra che non mi fermi mai, che disco dopo disco c’è sempre contenuto in più, c’è impegno in più, c’è conoscenza musicale in più e anche capacità tecniche in più, sia sul disco che nello spettacolo live.



Sei arrivato all’ottavo disco, la vita in studio, registrare, fare il disco, è diventata una routine e non te la vivi più con il fervore dei quindici anni oppure no?

No, è uguale, anzi, simile. Cambiano alcune cose, nel senso che le prime volte eri proprio emozionato e anche ansioso perché dici “oddio, vado in studio, adesso come faccio a rendere quello che faccio? non avrò quell’energia della gente dal vivo”. Capisci che ci sono differenti approcci, quello dal vivo ha una dimensione e l’approccio in studio ne ha uno del tutto differente e devono rimanere tali. L’approccio in studio deve più rimanere legato al lato interpretativo e tecnico, quello dal vivo più di festa collettiva, quasi orgiastico, non è il concerto della band e c’è il pubblico, è il nostro concerto, almeno io lo vivo sempre così, e ti puoi permettere di fare citazioni, arrangiamenti di un certo tipo che magari sul disco non puoi fare.. Quindi c’è la stessa passione, diverse tecniche mirate un po’ ai luoghi in cui uno deve far conoscere i brani o comunque proporli, è un’evoluzione anche questa.

 
Intervista di Flavia

venerdì 26 agosto 2016

THE BASTARD SONS OF DIONISO LIVE A WE ALL ROCK FESTIVAL IL 21-08-2016 // VIDEO E FOTOGALLERY DI MATTIA BERTOZZI


Ecco la gallery, a cura di Mattia Bertozzi, dei The Bastard Sons of Dioniso live il 21-08-2016 alla seconda edizione di We all Rock Festival a Lido di Camaiore. Un set tiratissimo e di notevole qualità (nonostante i problemi tecnici) che ha mostrato una band in grande spolvero nel riproporre alcuni dei suoi brani più noti (tra cui "L'amor Carnale", che potete vedere nel video in coda al post) e nel ribadire l'impegno a fianco dell'Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo). Il "power trio" trentino (la definizione di "power trio" la mutuo direttamente dal loro profilo Facebook) ha da poco festeggiato 13 anni di attività e pubblicato una splendida raccolta di loro grandi successi riproposti in chiave acustica. Vi ricordo che cliccando qui potete riascoltare The Bastard Sons of Dioniso a Riserva Indie.













Qui sotto "L'amor Carnale" live a We all Rock Festival 2016


mercoledì 24 agosto 2016

UZEDA LIVE ALLO SPAZIO BOSS DI LA SPEZIA // INTERVISTA ESCLUSIVA AD AGOSTINO TILOTTA - A CURA DI ALESSANDRO HICKS



Lo scorso 27 Luglio abbiamo avuto la fortuna di poter scambiare quattro chiacchiere con Agostino subito dopo il live incendiario degli Uzeda sul palco dello Spazio Boss. Ecco cosa ci siamo detti.

AGOSTINO, TANTI ANNI DI CARRIERA ALLE SPALLE, AVETE DA SEMPRE UN RAPPORTO SPECIALE CON L'ESTERO...

Noi come gruppo, abbiamo una vita fuori e dentro i confini italiani. La nostra esperienza fuori dall'Italia è stata ed è importante perché secondo me uscire dal paese, conoscere altre culture, se sei ben predisposto, in un certo senso apre la mente. Abbiamo sempre avuto un buon dialogo con il resto del mondo.

DOVE STA ANDANDO LA MUSICA INDIPENDENTE? VI SENTITE ANCORA PARTE DI QUESTO CONTESTO AL NETTO DELLE SUE TRASFORMAZIONI?

La "musica indipendente" - così come oggi viene definita - in questo momento in Italia è un "piatto succulento", una sorta di "ombrellone da spiaggia" sotto cui si mettono tutti quelli che fanno tutt'altro. Il nostro è un itinerario, in cui la musica è ciò che si mangia. Ma poi bisogna pure lavare i piatti, bisogna apparecchiare, bisogna cucinare. Bisogna in un certo senso preparare questo momento magico in cui si condivide qualcosa. Questa è la nostra strada. Siamo noi a cercare i concerti, siamo noi a fare le interviste, siamo noi a guidare, ogni tanto capita che si aggreghi pure un amico che magari ci chiede di seguirci in tour (sorride).




SI PUO' ANCORA PARLARE DI LIBERTA' CREATIVA?

Suonare è un momento di immensa libertà e creatività.
Sono convinto che se uno segue quello che fa, sa esattamente dove sta andando. E se magari si trova al bivio sbaglia strada e torna indietro, ha comunque fatto un'esperienza. Ecco, questa è una cosa alla quale non rinunceremo mai. E' una questione di libertà e noi riteniamo che la libertà non sia gratuita. La libertà è una cosa che abbiamo tutti, è a disposizione di tutti. E' come la dignità; ce l'ha l'essere umano quando nasce. Se uno è onesto e libero dentro di sé, tutto questo può riversarlo nella musica, nella pittura, nella scultura. In qualsiasi cosa possa servire a testimoniare questa libertà. E la musica indipendente - l'arte più in generale - è una scelta di vita. La nostra scelta di vita è questa.

CHE RAPPORTO HAI CON I LIVE DEGLI ALTRI ARTISTI?

Mi appassionano molto i live. Vado spesso e pago sempre volentieri, perché anche questa è una forma di sostegno alla cultura. Molto semplicemente; se io pago do la possibilità a chi organizza di retribuire i musicisti.
A livello emotivo, quello che mi porta a vedere un concerto è la curiosità di vedere che cosa accade. Vado con lo spirito di chi sa che sta andando ad un incontro. Non so dove mi porterà. Se durante il live non accade alcuna magia non importa. Vado sempre con il massimo della disponibilità all'ascolto.

SONO DECISAMENTE TEMPI DIFFICILI QUESTI CHE STIAMO VIVENDO. TROVI CHE LA MUSICA OGGI SIA MENO GENUINA?

Il  rock oggi somiglia ad un corridoio che sembra attrarre con una falsa promessa. Il problema vero è che nel tempo i social hanno fatto credere che si possa avere tutto con il minore sforzo. Il potere mediatico. Oggi funziona tutto al contrario; questo grande fratello che ti protegge ti dà l'Illusione di diventare famoso. Puoi avere tutto e fare poco. La libertà non è gratis; lo dice la storia, non io che sono una persona come tante.

COME VEDI I RAGAZZI DI OGGI?

Un ragazzo nella sua giovinezza è naturalmente portato alla rivolta, anche contro i suoi genitori, ma non perché li odia, quanto perché ha bisogno di affermare la propria identità, la sua esistenza.
Più in generale, considero la giovinezza come quel momento creativo che ti fa fare una cosa che di solito non faresti; un momento di incoscienza che ti fa saltare un muro, che ti fa correre un rischio. E' importante che ci sia questa incoscienza, che ci sia questa necessità di voler correre un rischio, perché questa cosa crea una possibilità di espressione della propria libertà. 

AVETE IN PROGRAMMA QUALCOSA PER IL FUTURO?

Stasera abbiamo fatto 8 pezzi nuovi che faranno parte del nuovo album che registreremo. Nella nostra piccola comunità, nella nostra casa discografica, non abbiamo tempistiche.

CHE DISCO STAI ASCOLTANDO ULTIMAMENTE?

L'ultimo disco disco che ho ascoltato è "Brilliant Corners" di Thelonious Monk. 




ONSTAGE PORTRAITS // L'ARTE DI ANDREA SPINELLI INCONTRA L'INDIE ITALIANO // INTERVISTA DI MAURIZIO


Ecco una piccola intervista ad Andrea Spinelli che ci parla del suo splendido progetto OnStage Portraits e di tutta la sua attività artistica che va dalla pittura, alla musica, alla scrittura. "Sono un grande appassionato di musica dal vivo, oltre che un musicista e ho sempre considerato la musica e l'arte figurativa come qualcosa di inscindibile. Grazie a questa filosofia, ho dato vita a OnStage Portrait, un progetto che si nutre dell'energia dei palchi e dei musicisti che li calcano e della bellezza dei colori della pittura.
Funziona così: mi reco ai concerti munito di taccuino, sul quale abbozzo dal vero l'esibizione dei musicisti e una volta raccolti i miei appunti, mi reco in studio dove li rielaboro attraverso la tecnica ad acquerello (o mista), ottenendo così le illustrazioni." Tra gli artisti immortalati da Andrea, Paolo Benvegnù, Manuel Agnelli (nel quadro in cima al post), Paolo Saporiti, Nicola Manzan e Levante.



Ciao Andrea. Raccontaci di te e di come la tua arte incontra la musica.

Ciao! Il mio percorso artistico è sempre stato spaccato in due tra musica ed arte visiva. Questi due aspetti in me non sono mai collimati in qualcosa che funzionasse davvero insieme.
Suono la batteria da 11 anni, ho avuto diverse band, dipingo sin da quando ero piccolino e non ho mai smesso di farlo, anche se la musica negli ultimi 6 anni ha preso "in prestito" molto del mio tempo e, per forza di cose, ho dovuto accantonare il disegno per un po'.
Ma con questo progetto, pian piano, sto recuperando!


Sei un grande appassionato di musica dal vivo e proprio durante un live vengono abbozzati i tuoi quadri che poi termini a casa. Qual è il momento del'esibizione di un artista che cerchi di cogliere?

Ad essere sincero, non c'è un momento particolare che voglio cogliere durante l'esibizione di un artista. Cerco, invece, quella "chiave" che mi permette di accedere alla sua personalità, di percepire la sua passione e di riversare tutto su carta nel modo più chiaro e semplice possibile.

Questa tua passione ha dato vita a dei veri e propri "on stage portraits" che stai portando in giro per l'Italia.

Sì, è nato tutto con delle mostre in luoghi intimi e splendidi e mano a mano le cose ora si stanno "ingrandendo". Di questo sono molto felice, ma sopratutto sono felice che chi incontra i miei dipinti ha una reazione che è quasi sempre un misto di sorpresa e curiosità.

Come mai la decisione di immortalare i protagonisti dell'indie italiano?

Per diversi motivi. Uno tra questi è l'amore che ho per l'attitudine DIY (Do It Yourself), ovvero il "Fattelo da te". Apprezzo molto chi riesce a creare utilizzando ciò che ha attorno, senza la necessità di dover ricorrere per forza a strumenti e materiali costosi.
Poi perché ho sempre bazzicato il lato "alternativo" della musica, anche se a dire la verità io ascolto e apprezzo qualsiasi artista sappia comunicare il suo messaggio in modo creativo ed efficace, indipendentemente da quale "filone" provenga. Fermo restando che le tifoserie, secondo me, non sono mai servite e mai serviranno a nulla, ma questo è un altro discorso.


Parliamo della tua esperienza passata e presente come musicista.

Rispondevo alla prima domanda riportando un dato importante: 11 anni, che è da quanto suono il mio strumento, ovvero la batteria. Sono veramente tanti, e sono volati. In questo lasso di tempo ho dedicato davvero anima e corpo alla musica, in ogni forma e contesto: sale prove, esibizioni live, ascolti, approfondimenti e studi attraverso materiali video, audio, libri, lezioni di marketing e quant'altro. Mi sono messo in gioco con altri strumenti, suonandoli e utilizzandoli per comporre: chitarra, basso e di recente anche software professionali per comporre musica elettronica.
Insomma, questo per dire che ho sempre considerato il mondo della musica a 360°. Ho cercato di sperimentare e imparare il più possibile.
Con la mia ultima band, i La Nuit, abbiamo fatto molte date, una cinquantina in 3 anni e mezzo di attività; abbiamo suonato in posti meravigliosi e anche insoliti come il carcere di Torre del Gallo di Pavia, davanti ai detenuti. Abbiamo aperto per artisti di rilievo nella scena indie italiana come Roberto Dell'Era (Afterhours), Bologna Violenta, Morkobot.
Di recente ho composto un EP solista e l'ho registrato con il contributo di produttore artistico di Francesco Capasso (Adam Carpet, Miura) e di fonico di Davide Tessari (Noise Factory). Il progetto prevede che io sia da solo sul palco, dietro il mio strumento (batteria), intento a suonare su basi da me composte con forti influenze elettroniche e contaminazioni rock, il tutto condito da visual a tema.

I processi compositivi in un musicista e in un pittore. Analogie e differenze.

Questa è una bellissima domanda, sono felice che tu me l'abbia posta.
La differenza per me tra i due processi creativi risiede nella FISICITA'.
Suonando uno strumento, che sia la batteria o uno strumento fisicamente meno impegnativo, attivi parti del cervello che in nessun altro modo potresti attivare. In questo senso, la musica è una vera e propria benedizione, una cura non solo per le sinapsi ma anche spirituale: la fisicità è fondamentale nel suonare uno strumento, qualsiasi esso sia. La memoria motoria è importantissima ed è necessario svilupparla al fine di poter dare il meglio di sé attraverso lo strumento.
Il disegno e la pittura invece sono più legati al modo di vedere e (re)interpretare la realtà: è qualcosa di più sottile, forse anche di più quieto; è qualcosa di molto più legato al silenzio, rispetto alla musica. Un ritiro in sé stessi molto più marcato.


Raccontaci di "Moti", la raccolta di poesie che hai pubblicato nel 2012.

MOTI è una raccolta di poesie inedite che ho pubblicato con SensoInverso Edizioni, una casa editrice indipendente di Ravenna.
Sebbene io non fossi ancora pronto per affrontare tutto l'aspetto legato all'autopromozione vera e propria, decisi comunque di pubblicare perché era una cosa che sognavo da tanto. MOTI è, tra l'altro, la scrematura di tutte le poesie che ho scritto nell'arco di 8 anni (a partire proprio dal periodo del liceo). È stato un vero lavoraccio capire cosa tenere e cosa no, durante la fase di scrematura. Ma il risultato finale di questa selezione mi ha dato moltissima soddisfazione.

L'arte e il web. Nell'epoca di Instagram, Facebook e di mille altri social pieni di immagini, disegni, fotografie, quale può essere il valore aggiunto nella vita di una persona di un quadro di un artista nella propria casa?

Il ritorno alla materia, alla sua magia. L'odore della carta, la ruvidezza al tatto, la brillantezza dei pigmenti e la loro imperfezione quando si legano al supporto. Sporcarsi le mani, comunicare attraverso i sensi e in modo diretto con il foglio bianco, sfruttando le proprietà fisiche e la fisicità del proprio corpo.
Sono tutte cose che il digitale, a mio parere, non riuscirà mai a ridare fedelmente e sono anche le cose più belle che un artista figurativo possa sperimentare attraverso il proprio lavoro.
Mi auguro un gran "ritorno" culturale all'imperfezione e ai suoi insegnamenti, che sono collegati in modo strettissimo a quella che io considero la vera bellezza.

C'è un artista, anche non italiano, che vorresti immortalare in un "on stage portrait"?

Molti degli artisti che amo sono riuscito a ritrarli, e non solo quelli italiani (parlo di Eugene Robinson degli Oxbow).
Sicuramente, provenendo da realtà lontane da quella che io vivo quotidianamente, sarei molto curioso di ritrarre artisti che provengono dall'estero.


Per chiudere Andrea diamo i contatti per interagire con te e i luoghi dove sono o saranno esposte le tue opere.

Sono stato invitato da Giordano Sangiorgi, patron della manifestazione, ad aprire l'edizione del MEI di Faenza di quest'anno con una mia mostra, a Settembre. Ci sono molti festival e locali con i quali sto accordandomi per dei veri e propri live painting sottopalco. Il calendario è in continuo aggiornamento e qui è possibile trovare tutti gli appuntamenti già confermati: www.andreaspinelliart.it/eventi

Per quanto riguarda i contatti, quelli più diretti sono disponibili nella relativa sezione del mio sito web.
Per quanto riguarda i social invece, è possibile seguirmi su Instagram (andreaspinelliart) e su Facebook (Andrea Spinelli - Pagina).

Grazie agli amici di Riserva Indie, alla prossima!

Intervista di Maurizio